Sua maestà la televisione 

Conoscere pregi e difetti della tv, aiuta a non ridurre i momenti di dialogo in famiglia


La famiglia oggi è sottoposta alla pressione di numerose forze che hanno prodotto significative trasformazioni delle relazioni. I genitori spesso impegnati fuori casa per molte ore, i bambini ed i ragazzi con permanenza prolungata nelle scuole e passaggi “ad incastro” in attività di ogni genere, i ritmi veloci, gli stimoli intensi, le richieste pressanti… Tutti fattori che producono movimento e assicurano opportunità di crescita, arricchimento ed espansione dei propri orizzonti di conoscenza e di esperienza. “Ma si avverte il rischio che venga meno il tempo per la relazione - mette in guardia il prof. Giansandro Lerda, docente della Scuola Adleriana di Psicoterapia di Torino e Reggio Emilia e presidente del Centro multidisciplinare per l’infanzia e l’adolescenza -. La conseguenza è che la famiglia, luogo privilegiato delle relazioni intime, sente sottrarsi tempo ed energie, riducendo i momenti dell’incontro a ritagli o a stanche appendici al termine di lunghe giornate”.
E come si colloca la televisione in questo scenario?
“La televisione può penalizzare ulteriormente lo spazio del dialogo. Essa, infatti, non riceve, trasmette soltanto; non stimola a raccontare, ma ad assorbire; non promuove l’elaborazione del pensiero e la creatività, ma per lo più l’assimilazione delle informazioni e l’imitazione; non suscita l’interesse per le relazioni reali, ma proietta e identifica in un mondo immaginario o surreale”.
Su cosa si basa il potere attrattivo del piccolo schermo?
“Principalmente sulla potenza percettiva e sui contenuti che colpiscono l’immaginario e propongono personaggi di identificazione accattivanti: dai Teletubbies al Grande Fratello. Sui più piccoli, in particolare, produce un allentamento del contatto con la realtà ed uno stato che potremmo definire semi-ipnotico. Sui ragazzi, invece, la permanenza prolungata di fronte al video produce effetti negativi come la riduzione delle capacità di concentrazione o l’incremento del comportamento aggressivo”.
Come scriveva Popper, quindi, “Cattiva maestra televisione”?
“Non dobbiamo cadere nell’errore di demonizzare la televisione, né pensare che sia la causa di tutti i problemi di relazione interni alla famiglia, ponendoci nella posizione di vittime impotenti. Un’esposizione limitata può diventare fonte di divertimento, rilassamento ed anche apprendimento, perché la tv è capace di soddisfare interessi, curiosità, sogni o semplicemente di assicurarci distrazione, leggerezza, riposo ed evasione”.
Come farne un utilizzo corretto?
“Associando la selezione di programmi adatti all’età: dai cartoni animati per i bambini che propongono, analogamente alle fiabe, le tematiche della crescita; ai programmi per i ragazzi, che promuovono attività creative, a quelli istruttivi. Senza sottovalutare il fatto che anche gli adulti non sono immuni dal potere di attrazione della tv: se la coppia passa troppo tempo davanti al televisore, alla fine smette di parlarsi”.
Cosa fare nel tempo sottratto alla televisione?
“Leggere un libro, giocare insieme. Tutte attività che si svolgono in un tempo variabile, conoscono pause ed approfondimenti e sviluppano la creatività e la fantasia. Ripeto: l’importante è difendere il dialogo”.

Ancora una volta, quindi, la virtù sta nel mezzo. E se passare meno tempo davanti alla televisione ci farà riscoprire il valore della relazione all’interno della famiglia, senza peraltro rischiare di perdere il contatto con la realtà, sicuramente quando riaccenderemo la tv apprezzeremo molto di più quello che andremo a vedere, anche perché nel frattempo avremmo scelto insieme quali sono i programmi che ci interessa seguire.

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