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Piemonte, il trionfo dei grandi rossi 

Non è certo un caso che il paesaggio viticolo del Piemonte sia in corsa per entrare nel patrimonio mondiale tutelato dall’Unesco.

Non è certo un caso che il paesaggio viticolo del Piemonte sia in corsa per entrare nel patrimonio mondiale tutelato dall’Unesco. La viticoltura fa parte della storia della regione e, ormai da anni, ha scelto la via della qualità a scapito della quantità. Per contro il Piemonte vanta una ricchezza di Docg, Doc ed etichette ad indicazione geografica che non teme confronti in Italia. Accanto ai grandi vini della tradizione, l’appassionato potrà apprezzare una gamma di aromi e sapori che condivide una grande qualità e la capacità di mantenersi in perfetto equilibrio tra la tradizione e il desiderio di emozioni nuove. Da vivere tra le colline e nel bicchiere.

Il Nebbiolo: un solo grappolo e grandi vini dalle Langhe all’Alto Piemonte
È un vitigno molto antico. In Piemonte le fonti storiche ne attestano la presenza e la vinificazione già a partire dalla fine del Duecento. Certo i risultati erano ben diversi da quelli, assolutamente straordinari, che oggi si possono ottenere da questo vitigno. Che ha il pregio, per l’enologia piemontese, di dare il meglio di sé solo in zone molto circoscritte: le Langhe, il Roero ed il Nord Piemonte dove alligna particolarmente bene a Carema, nel Biellese e nell’Alto Vercellese. Questa circostanza ne fa un prodotto che mai potrà diventare un vitigno internazionale. Garantendo al Piemonte uno standard qualitativo, e quindi un ritorno economico, che non ha concorrenti al mondo. Dal vitigno, che forse deve il nome alla vendemmia che spesso si concludeva con le prime nebbie di ottobre, si ottengono il Nebbiolo, il Barbaresco, il Barolo ed il Roero, da pochi anni etichetta Docg. Le differenze? La principale è la capacità di affrontare il tempo. Il Nebbiolo, specialmente nel Roero, ha meno struttura ma un profilo sensoriale più facile e adatto a chi non ama i tannini muscolosi. Non per questo il Nebbiolo ha meno complessità dei fratelli maggiori. Le emozioni sono grandi in ogni caso. Ma Barbaresco e Barolo, in progressione, giocano col tempo e ne traggono giovamento. Smussando le asprezze giovanili e acquistando un profilo più ricco e complesso. Un discorso che vale allo stesso modo anche per il Carema: gli anni ne fanno un gran vino, in grado di soddisfare i palati più critici ed esigenti.

Il Paradiso dei golosi: l’Asti guida la carica dei vini dolci del Piemonte
Anche in questo caso abbiamo un vitigno, il Moscato, e due modi di interpretarlo: l’Asti Spumante e il Moscato d’Asti. Per semplificare: la bottiglia dello spumante è chiusa con il “tappo a fungo” e la gabbietta metallica, mentre il Moscato è imbottigliato col “tappo raso” e senza la gabbietta di contenimento del tappo. Le differenze sono sostanziali. L’Asti Spumante – incidentalmente il vino italiano più esportato all’estero – è molto più frizzante e, nel complesso, meno aromatico e fruttato del Moscato d’Asti. Che, per contro, gioca tutte le sue carte sulla fragranza, la freschezza, i sentori di frutta matura e il sapore dolce degli acini di Moscato. Come scegliere? Solo in base al gusto personale. In ogni caso si tratta di vini da dessert. Lo spumante sarà più gradito a chi cerca il profilo di un vino, mentre il Moscato, o Filtrato dolce, incanterà gli amanti del dolce senza se e senza ma. In ogni caso si tratta di vini di pronta beva che non devono essere dimenticati in cantina. Con loro il tempo non è, quasi mai, galantuomo. Regola a cui sfuggono invece i Passiti e le Vendemmie tardive di Moscato. In questo caso avremo a che fare con prodotti strutturati, di consistente tenore alcolico e dal sapore e profumo intensi e persistenti. Dove la freschezza e il fruttato lasciano il posto ai sentori della vaniglia, delle nocciole e del miele.

Bere dolce non sempre vuol dire bere bianco…
Se il Moscato la fa da padrone tra i vini da dessert (e non solo in Piemonte), la regione produce anche alcuni noti e quotati vini dolci che nascono da uve a bacca rossa. Tra tutti il più famoso è il Brachetto d’Acqui, vino Docg prodotto in alcuni Comuni dell’Alto Monferrato, a cavallo tra le province di Asti e Alessandria. Il Brachetto è un vino dal colore rosso, dall’aroma muschiato e dal sapore dolce, morbido e delicato. Altra Docg piemontese molto simile al Brachetto è il Quagliano, prodotto sulle colline saluzzesi, in provincia di Cuneo. Più conosciute del Quagliano, infine, sono la Malvasia di Castelnuovo Don Bosco o di Casorzo, gradevoli rossi da dolce leggermente aromatici.

Le virtù afrodisiache del Pelaverga di Verduno
Il Pelaverga di Verduno è una cultivar da sempre diffusa in Piemonte in provincia di Cuneo nel Comune di Verduno, e in parte in quelli di Roddi e di La Morra. Ad oggi i produttori sono una decina su un territorio di una ventina di ettari. Il Pelaverga deve la sua fortuna a due ottimi argomenti: è ritenuto possedere importanti virtù afrodisiache, da cui deriva il nome fortemente allusivo, ed è considerato l’antitesi del Barolo nella terra del Barolo. Sul fatto che possieda capacità favorevoli l’ars amandi non ci sono dubbi. Il fatto è messo in relazione al sapore speziato che il vino possiede, un sapore che ricorda il pepe e trasmette al corpo una rapida e intensa sensazione di calore. Il resto… lo affidiamo alla vostra curiosità. È invece certo che il Pelaverga, un rosso da consumare giovane, a tutto pasto, morbido nei tannini e non particolarmente alcolico, possa concedere una certa confidenza ai commensali. Fatto questo, unito all’indubbia attività di incremento della socialità che appartiene a tutti gli alcolici, che più probabilmente ne giustifica la fama di complice di memorabili imprese amatorie. Il vino si sposa molto bene con i primi piatti conditi con sughi di carne, con le braciole di vitello alla griglia o con gli sformati di verdura accompagnati dalla classica fonduta di formaggio, con piatti di selvaggina, in particolar modo al brasato, alla carne della lepre, ai piatti a base di tartufo.

DIMMI COSA BEVI TI DIRÒ COSA MANGI
Nebbiolo - Specialmente se giovane, si abbina a primi piatti al ragù, anche di pasta all’uovo, risotti con selvaggina, arrosti e grigliate di carne rossa, pollame nobile, formaggi a media stagionatura e con il classico bollito alla piemontese. Barbaresco e Barolo - Danno il meglio di sé con gli stracotti di vitellone o di bue (tradizione natalizia), con la selvaggina arrosto, con i formaggi stagionati e, ovviamente, con sua maestà il tartufo bianco d’Alba. Barbera - Vino da tutto pasto, completo e soddisfacente in ogni occasione. Si sposa particolarmente bene con i secondi piatti quali gli arrosti, il coniglio, il fritto misto e con i formaggi a pasta dura dal gusto robusto, ma esalta oltremodo anche i tradizionali minestroni piemontesi e la polenta. Dolcetto - Si serve in abbinamento ad antipasti a base di salumi o crostini, zuppe di legumi, carni alla griglia e formaggi a media stagionatura. Asti Spumante - I più giovani e delicati si prestano ad accompagnare antipasti e portate leggere soprattutto di pesce e vegetariane. Le versioni più mature e corpose si destinano a piatti elaborati di pesci saporiti e di carni preferibilmente bianche. Roero Arneis - Si abbina particolarmente con formaggi stagionati, dai sapori importanti, e con piatti a base di carni bianche e pesce. Favorita - È ottima con gli antipasti, ma trova la sua migliore collocazione come accompagnamento di fritture di pesce e crostacei. Sta bene anche accanto al pesce bollito ed a primi piatti non impegnativi.

Il “bianco” secondo il Piemonte: dall’Arneis all’Erbaluce di Caluso
Prima o poi sentirete affermare che “il Piemonte non è terra per vini bianchi”. Cosa che non è assolutamente corrispondente al vero. È invece sicuro che, da qualche anno, si vanno affermando produzioni corrispondenti a territori molto circoscritti ma in grado di produrre bottiglie di grande interesse. Chardonnay, Gavi, Bianco dei colli Tortonesi, Canavese Bianco sono nomi noti e affermati. Così come i Pinot Noir che costituiscono la base degli ottimi spumanti “brut” prodotti nella zona di Canelli e nell’Astigiano. Tuttavia ci sono vini bianchi a minore tiratura che possono sorprendere per gradevolezza e profilo aromatico e sensoriale. Parliamo dell’Arneis e della Favorita che sono prodotti della sponda sinistra della valle Tanaro, nel Roero, della Nascetta di Novello e, nel Canavese, dell’Erbaluce di Caluso che si produce nelle province di Torino, Biella e Vercelli ed esiste anche nelle versioni spumante e passito. Per non dire del progetto “Alta Langa” che sta producendo piccole partite di uno spumante “metodo tradizionale” ottenuto da uve provenienti da vigneti al limite della quota collinare (siamo intorno ai 500 metri ed oltre), e di vecchio impianto. Se ne ottiene uno spumante classico di raro profilo e grande struttura, in grado di invecchiare per anni e poi dare il meglio di sé. Arneis e Favorita, quest’ultima parente molto prossima del Vermentino ligure, si sono affermati come prodotti “nuovi” pur essendo vitigni autoctoni presenti da sempre sulle colline del Roero. Con la differenza che oggi le nuove tecniche di vinificazione ne hanno fatto dei prodotti ottimi, stabili nel medio periodo (non sono certo etichette da invecchiamento) e molto curati dal punto di vista del prodotto finale. Della Favorita, ma non ci assumiamo responsabilità, si dice che sia un vino particolarmente gradito al gentil sesso ed una buona chiave, insieme ad una bella serata, per raggiungere il cuore della donna amata. Sulla Nascetta, vitigno autoctono della zona tra Barolo e Novello, stanno investendo piccole aziende, quasi sempre di giovani sperimentatori. L’obiettivo è quello di salvare un vitigno storico e farne un vino bianco di buona struttura e colore ed in grado di affinarsi a lungo in bottiglia: quasi una rarità, di sicuro interesse! Il vino accompagna in modo sontuoso una carne cruda così come gli altri antipasti della cucina piemontese, primi leggeri e formaggi freschi. Chi ha avuto la fortuna di verificare di persona garantisce un abbinamento da leggenda con le ostriche dell’Atlantico e… l’aragosta!

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